Interviste & Opinioni

C’erano una volta i Pigs

di Vincenzo Caccioppoli

Molti di voi certamente ricorderanno l’antipatico acronimo ( in inglese il termine significa “maiali”) con cui si definivano i paesi del sud Italia, e cioè Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, per indicare in tono spregiativo i paesi che erano considerato delle zavorre della crescita economica europea, rispetto alla locomotiva tedesca e ai paesi nordici. La grande crisi greca, il debito monstre e la bassa crescita italiana, il tasso disoccupazione altissimo di Portogallo e Spagna, rendevano questi paesi come osservati speciali all’interno della Europa. Una sorta di paesi di serie B sempre sotto osservazione dagli austeri nordici. Ebbene la notizia è che da qualche anno i reietti hanno rialzato la testa ed ora guidano la ripresa economica, a fronte di una Germania che invece ora rischia di essere lui il vero grande malato d’Europa.

Ma andiamo con ordine. La Grecia dopo anni di sangue e lacrime con l’arrivo della trojka, da un anno e mezzo è tornato sul mercato dei titoli di Stato, e il suo differenziale con i bund tedeschi è ormai quasi al livello di quello italiano e la sua economia anche sotto la politica economica del premier di centrodestra Mitsotaki, sta recuperando molto più velocemente di altre economie europee. Nel 2024 il governo prevede una crescita del 2,9%, mentre il tasso di inflazione medio calerà dal 3,9 per cento al 2,6 per cento, secondo le previsioni.

Anche la disoccupazione dovrebbe passare dall’11,2 per cento al 10,6 per cento. Il portogallo spesso viene additato come esempio di un piccolo miracolo economico, dopo che Moody’s  ha riportato l’investment grade del paese ad A3, spiegando come la decisione sia stata presa grazie ad  una serie di riforme economiche e fiscali, dalla riduzione dell’indebitamento del settore privato e dal continuo rafforzamento del sistema bancario. “Le prospettive di medio termine del Portogallo – ha scritto in una nota Moody’s – sono sostenute «da significativi investimenti pubblici e privati e dall’implementazione di ulteriori riforme strutturali, entrambi legati al Pnrr.” La Spagna e la sua crescita economica da anni ben al di sopra della media europea, ormai non fa quasi più notizia.

Nel 2023 la crescita spagnola è stata del 2,5% contro una media europea dello 0,5%. Questo deriva da una serie di riforme sul mercato del lavoro, sulla concorrenza e sul rafforzamento del sistema bancario, fatte sotto i governi Aznar e Rajoy, che ora qualcuno a sinistra nel governo Sanchez vorrebbe smantellare. La produttività del lavoro vera zavorra della economia spagnola è notevolmente migliorata, ma permane ancora una certa debolezza strutturale del mercato del lavoro, che soffre ancora di alti tassi di precariato. Riforme che ancora mancano al nostro paese, ma che non hanno impedito di reagire allo shock di pandemia prima e guerra poi, meglio di Francia e Germania. Dopo decenni sempre fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la crescita economica, ed una veloce e super ripresa nell’immediato post covid, da due anni a questa, l’Italia parte cresce più della media Ue.

Certo nel 2023 la crescita è rallentata, anche per il crollo della Germania, ma comunque tutti i dati mostrano certamente una discreta tenuta e una sostanziale buona salute dell’economia italiana. Nel primo trimestre del 2024 il Pil è comunque cresciuto di uno 0,2%, lo spread con il bund tedesco è intorno ai 140 punti base, livello più basso da gennaio 2022, la Borsa è cresciuta a livelli che non si vedevano da oltre 15 anni. E in più il nostro paese ha l’asso nella manica del Pnnr, che grazie al certosino lavoro di Raffaele Fitto, e alle modifiche in corso, ora sembra finalmente poter correre e portare i suoi benefici effetti sull’economia del paese ( secondo la Confindustria l’impatto sul Pil nei sei anni di implementazione del piano l’impatto del PNRR in termini di maggiore PIL reale prodotto nel corso dei 6 anni di implementazione del piano, il valore si attesta all’11,9%.

Fitto con la sua rimodulazione è riuscito anche a dirottare per 6 miliardi di euro del piano alle imprese, con il plauso della commissione, che ha riconosciuto come il nostro paese sia il più avanti in Europa in quanto ad obiettivi raggiunti previsti dal Pnrr.  La situazione in Europa pare talmente capovolta, rispetto a pochissimi anni fa, che uno dei senior economist di Generali Investments, Martin Wolburg, tre mesi si domandava se sarà “la periferia a salvare la zona euro dalla minaccia di recessione” a causa della sua minore esposizione alla debolezza del ciclo economico globale.

E la cosa ancora più sorprendente è che per rango, per peso economico e politico a guidare la riscossa dei Pigs potrebbe essere poi il nostro paese.

ph wikipedia

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