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Papa Francesco: “La guerra è una crudeltà selvaggia”

Papa Francesco: “La guerra è una crudeltà selvaggia”

Il Pontefice sabato a Malta: “Un’occasione per incontrare un Paese impegnato nell’accoglienza dei fratelli e sorelle in cerca rifugio”. Aumenta il rischio di scontro tra le fedi ortodosse di Mosca e Kiev.

“Torniamo a pensare a questa mostruosità della guerra e rinnoviamo le preghiere perché si fermi questa crudeltà selvaggia che è la guerra”. Papa Francesco, al termine dell’udienza di mercoledì 30 marzo è tornato a occuparsi di temi inerenti il conflitto in corso in Ucraina.

Il Pontefice ha quindi avuto una riflessione sul suo imminente viaggio a Malta. “Sabato e domenica mi recherò a Malta, terra luminosa, pellegrino sulle orme dell’apostolo Paolo che là fu accolto con grande umanità dopo il naufragio”, ha detto.

“Questo viaggio sarà occasione per arrivare alle sorgenti dell’annuncio del Vangelo, per incontrare gli abitanti di un paese che si trova al centro del Mediterraneo e nell’Europa del sud oggi ancor più impegnato nell’accoglienza dei fratelli e sorelle in cerca rifugio”.

Il politicamente corretto e l’inclusione

“La retorica dell’inclusione è la formula di rito di ogni discorso politicamente corretto. Ma ancora non porta una reale correzione nelle pratiche della convivenza normale: stenta a crescere una cultura della tenerezza sociale. Lo spirito della fraternità umana – che mi è sembrato necessario rilanciare con forza – è come un abito dismesso, da ammirare, sì, ma… in un museo”. Questo è uno dei punti toccati da Papa Francesco nell’udienza.

“In una società che esercita soprattutto la sensibilità per il godimento, non può che venir meno l’attenzione verso i fragili e prevalere la competizione dei vincenti“, ha spiegto il Pontefice. Si sta facendo strada una “generazione di superficiali” incapaci di creare una società sensibile ai fragili.

“È vero, nella vita reale possiamo osservare, con commossa gratitudine, tanti giovani capaci di onorare fino in fondo questa fraternità” sono state ancora le parole di Bergoglio, che ha chiesto alla civiltà umana di “andare avanti in un modo maturo”.

Ma, ha aggiunto, “proprio qui sta il problema: esiste uno scarto, uno scarto colpevole, fra la testimonianza di questa linfa vitale della tenerezza sociale e il conformismo che impone alla giovinezza di raccontarsi in tutt’altro modo”.

“L’anestesia dei sensi spirituali –  questa è una cosa brutta  – nell’eccitazione e nello stordimento di quelli del corpo, è una sindrome diffusa in una società che coltiva l’illusione dell’eterna giovinezza, e il suo tratto più pericoloso sta nel fatto che essa è per lo più inconsapevole. Non ci si accorge di essere anestetizzati. Succede sempre, anche nei nostri tempi: sensi anestetizzati e non si capisce cosa succede”, ha detto ancora il Papa.

“Quando perdi la sensibilità del tatto o del gusto, te ne accorgi subito. Invece, quella dell’anima puoi ignorarla a lungo. Essa non riguarda semplicemente il pensiero di Dio o della religione. L’insensibilità dei sensi spirituali riguarda la compassione e la pietà, la vergogna e il rimorso, la fedeltà e la dedizione, la tenerezza e l’onore, la responsabilità propria e il dolore per l’altro. Non ti fa capire la compassione, la pietà, né l’avere vergogna o il rimorso per avere fatto una cosa brutta. E la vecchiaia diventa, per così dire, la prima vittima di questa perdita di sensibilità”.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

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