Cultura

Nuovi e falsi profeti

di Angelo Giubileo*

Molte delle parole che usiamo quotidianamente hanno un’etimologia greco-antica; e tuttavia occorrerebbe sempre chiedersi quale sia l’etimologia degli stessi termini greco-antichi, e così via, a ritroso nel tempo, inseguendo il significato originale o iniziale delle “parole che – scrive Giovanni Semerano nel suo L’infinito: un equivoco millenario – crearono il mondo”.

L’indagine dell’illustre filologo, arricchita negli anni a venire da altri importantissimi studi e ricerche, attesta un fatto, prioritario a qualsiasi indagine, svolta o da svolgersi, e cioè: “l’usanza di dare molti nomi al medesimo topos” (G. de Santillana, H. von Dechend – Il mulino di Amleto).

Topos è parola greca che il dizionario traduce con “luogo, posizione, ruolo, funzione, soggetto, materia”; e quindi toponimo, termine che chiaramente deriva da topos, può essere piuttosto inteso come il nome proprio del luogo (di riferimento). Ma è tradizionale – molto più spesso presso gli antichi che presso i moderni -, ripetiamo, dare molti nomi al medesimo topos e “dunque, sarebbe la stessa fiducia nell’usanza di dare molti nomi al medesimo topos – e, in genere, la fiducia nei sinonimi – a imporre, per così dire, la distorsione delle traduzioni” (Ibidem).

Distorsione delle traduzioni o interpretazioni degli eventi.

Ciò premesso, l’odierno maggiore scandalo sarebbe quello di assistere a una nuova “guerra mondiale a pezzetti” ovvero a una rinnovata presenza dell’uso della forza in un perenne scontro tra religionipolitiche e civiltà.

Nello specifico, il termine “civiltà” è stato usato e propagato dallo scienziato politico statunitense Samuel P. Huntington nell’ambito del suo libro, uscito nel 1996, con il titolo: Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale. L’interpretazione sviluppata nel testo dapprima accomuna il topos dell’“Occidente” – inteso come Stati Uniti, Europa occidentale e annessi – al topos della “modernità”, e quindi pone l’interpretazione di codesto topos, relativo all’idea (greco-latina) di “civiltà”, in contrasto e in conflitto con le relative “altre”.

E allora non c’è dubbio alcuno che l’interpretazione huntingtoniana abbia generato molti seguaci ma altrettanti nemici, finanche all’escalation militare di questi giorni, che vede gli uni e gli altri schierati su opposti fronti di battaglia. Anche se molti sostengono che l’Europa – e non mi riferisco qui al fantasma dell’Unione(!) – preferisca piuttosto restare a guardare gli eventi, gli sviluppi e quindi gli esiti, evitando, a ogni passo, come comunemente si dice, di fare esercizio della propria forza. Ma questo detto è una pura e semplice falsità e ipocrisia.

Tutto deriva dall’esercizio di rapporti di forza. Rispetto a un lontano passato (sic!), in cui le categorie greche di “Oriente” e “Occidente” non esistevano affatto, nell’allora territorio della Mesopotamia frasi come “Ninurta è il Marduk della forza” e “Nergal è il Marduk della battaglia” venivano comprese da tutti e facevano riferimento a un continuo (e costante) equilibrio delle forze che sostenevano e sostengono tuttora ciò che gli antichi greci hanno chiamato cosmo.

Nel 2017, due autori (Richard H. Thaler Cass R. Sunstein) hanno pubblicato un libro, che in Europa ha avuto un discreto successo, dal titolo Nudge – la spinta gentile. L’idea o teoria in esso sostenuta è quella di regolare i rapporti “civili” mediante una “spinta gentile” – e quindi una forza, sia pure “gentile”, ma pur sempre una forza (!) – piuttosto che mediante obblighi, divieti e premi.

Dopo circa trent’anni, è però facile constatare come la guerra si sia invece progressivamente manifestata e allargata; e, in generale, sia all’esterno che all’interno dei confini delle Nazioni.

Si diceva anche, anticamente, che è “dai frutti (che) si riconoscono i falsi profeti”. Giudizio che, evidentemente, non può che rispecchiare anche l’attualità.

*filosofo, Società Libera

www.societalibera.org

 

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