Interviste & Opinioni

Il popolarismo di Sturzo: dopo 105 anni più attuale che mai

Markus Krienke

Con la fondazione del Partito Popolare Italiano (PPI) il 18 gennaio 1919, Don Luigi Sturzo diede ai cattolici italiani per la prima volta la possibilità di esprimersi politicamente, e ciò vuol dire in modo laico e non “attraverso la Chiesa” (dal 1868 al 1919 era in vigore il “Non expedit” cioè il divieto per i cattolici, da parte del Vaticano, di impegnarsi in politica). Proprio per questo egli ha sempre rifiutato di chiamarlo “partito cattolico” e l’ha istituito con un appello «A tutti gli uomini liberi e forti». Come il “Zentrum” tedesco, il PPI aveva come fine la conciliazione della popolazione cattolica con le istituzioni dello Stato moderno e specialmente con i valori della democrazia. Così costruì allo stesso momento un modo di “tradurre” l’identikit della visione cristiana dell’uomo e della società in un programma politico. In questo modo, si garantì alla religione uno spazio e un’importanza all’interno della sfera pubblica secolare, mentre si riconoscevano e apprezzavano in toto le “nuove libertà” che lo Stato di diritto moderno implicava.

Un marchio inconfondibile del “popolarismo” di Sturzo è stato senz’altro il principio di sussidiarietà: garantire la maggiore libertà possibile per le aggregazioni “naturali” e “civili” della società, dalla famiglia ai comuni, dalle cooperative ai partiti, dalle organizzazioni dei lavoratori alle imprese, dalle religioni alle scuole. Il rispetto di tutti i corpi intermedi che organicamente costituiscono il “popolo” nella sua unità, realizza quello che per Sturzo è il “metodo della libertà”: «ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private». Con ciò, contro le tendenze accentratrici e di burocraticismo dello Stato italiano dopo la Prima guerra mondiale, Sturzo propose un programma di “riformismo” capace di resistere a ogni forza omologante, che può essere di carattere politico (Stato, partito) o economico (monopoli, consumismo).

Nel programma politico sturziano, il protagonista è dunque il “popolo”, nella molteplicità delle sue articolazioni e nella capacità di mediare i conflitti e produrre larghi consensi. Non a caso, esso si chiama “popolarismo” ed è l’esatto opposto del “populismo” odierno che intende infatti il “popolo” come unità monolitica e omologante, e prevede un “partito” o un “leader” come espressione di tale “volontà” che diventa quindi – al posto del popolo – il vero soggetto politico. La diffusione dei social media fornisce uno strumento potente a tale processo di “disintermediazione” populista che discioglie quelli che sono i corpi intermedi così centrali per il popolarismo di Sturzo. Gli stessi nuovi media che stanno trasformando la sfera pubblica, accelerano quindi la tendenza verso una società sempre più individualizzata e frammentata in infinite “bolle”. Così si distrugge però un tessuto sociale dove persone “libere e responsabili” possano sentire la “vocazione” di impegnarsi in politica per il bene comune, e un alto senso di cultura politica caratterizzi l’operato dei politici. A tal proposito, già Sturzo prevedeva che «il dilettantismo, il superficialismo, l’empirismo ci ammazzano. La fonte principale di vita per gli uomini sono le idee. La fonte principale di vita per gli uomini sono le idee. Se le idee mancano i fatti vengono meno».

Il populismo trasforma le “idee” in “slogan” e svuota in questo modo la società dai valori umanistici e da una cultura del confronto civile che garantiscono la coesione e coltivano la capacità di trovare consensi in cui tutti si possono ritrovare. Se Sturzo intendeva il suo “metodo della libertà” come programma politico del popolarismo per contrastare tale tendenza di “disintermediazione”, allora si comprende quanto sarebbe importante ristudiare oggi la sua visione per la politica e la società.

ph www.ilpopolo.news/

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