Welfare

“Sento di avere ancora energie e voglia di svolgere un servizio per la comunità”

Intervista di Nunzia Bernardini alla dott. Antonella Bellomo, già Prefetto della provincia di Bari

BARI – Chi parla è  la dottoressa Antonella Bellomo, fresca di pensione: ha lasciato il suo prestigioso incarico nella Prefettura di Bari dopo 41 anni di servizio svolti dal 1982 in giro per l’Italia, sempre caratterizzati da passione ed impegno, come le è stato riconosciuto da tutti durante la festa di commiato.

E’ riuscita con successo a conciliare i ruoli di dirigente, di donna sempre sobria ed elegante e di madre, certamente sostenuta dalla sua famiglia.

Abbiamo chiacchierato piacevolmente davanti ad una tazza di tè fumante e lei con la discrezione consueta, non si è sottratta a fare un bilancio dei suoi anni di impegno professionale

Una carriera lunga e ricca di soddisfazioni ma come ha preso la decisione, dopo l’università, di partecipare al concorso nella Pubblica Amministrazione?

Volgendo lo sguardo indietro negli anni, mi accorgo che nel mio percorso professionale come della mia vita, ci sono state molte occasioni ed evenienze che hanno inciso positivamente, oltre ogni mia aspettativa.

Quando ho terminato gli studi alla facoltà di giurisprudenza, insieme ad un gruppo di colleghi molto brillanti e preparati, ho continuato a studiare per prepararmi al concorso in magistratura, al quale ho partecipato senza successo. Contemporaneamente ho conseguito l’abilitazione alla professione legale e ho superato altri concorsi e fra questi ho scelto quello della carriera prefettizia, anche per un motivo affettivo cioè quello di  lavorare nella stessa amministrazione nella quale il mio nonno materno era stato Ispettore generale.

Quali sono state le varie tappe del suo percorso che l’hanno portata in giro per l’Italia?

La prima sede di servizio è stata Ancona, dove sono rimasta circa un anno con un intervallo di 4 mesi per la frequenza a Roma, insieme a tutti i colleghi dello stesso concorso, del corso di formazione obbligatorio.

Sono stata poi trasferita a Chieti, poiché nel frattempo mi ero sposata e secondo il Ministero  era da considerarsi  un avvicinamento. Sono rimasta in quella prefettura tre anni, dove ho svolto tutti i servizi di competenza, in quanto il personale assegnato era davvero esiguo.

Dall’agosto 2011 fino al maggio 2012 sono stata commissario prefettizio del comune di Palmi in provincia di Reggio Calabria.

Nominata prefetto dal consiglio dei ministri del 27 marzo 2012, sono stata assegnata alla sede di Lecco dove sono rimasta per circa tre anni, poi a Matera per oltre quattro anni e poi a Taranto per nove mesi.

Immagino che la soddisfazione più grande che ha provato sia stata la nomina di Prefetto nella sua città vero?

Il mio obiettivo era ritornare a Bari dove mio marito risiedeva e lavorava; infatti poco prima che nascesse il mio primo figlio, sono stata assegnata a questa prefettura.

Nei 25 anni di permanenza a Bari ho svolto gli incarichi di capo di gabinetto, dirigente di aree, fra cui elettorale, antimafia e ordine pubblico, per concludere quale vicario del prefetto e negli ultimi sei mesi anche come facente funzione del prefetto in quanto la sede era vacante.  Non potevo, certo, all’epoca, immaginare che alla fine della carriera avrei rivestito il ruolo effettivo di prefetto! E invece è proprio quello che è accaduto: sono stata nominata dal Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2019 Prefetto di Bari.

È facile immaginare quanti ricordi di lavoro ma soprattutto di vita “vera” conservi nel suo bagaglio di esperienze. Quali sono i più belli ma anche i più tristi?

Ogni esperienza è stata formativa e ricca di stimoli professionali e umani.

Tantissimi sono i ricordi belli e fra questi certamente l’opportunità di stringere la mano al Sommo Pontefice, da ultimo nella visita a Bari nel febbraio 2020.

In diverse occasioni ho avuto un diretto contatto con le massime autorità del Governo e con il Presidente della Repubblica, con il quale ho avuto anche l’onore di pranzare insieme nella prefettura di Matera.

Ricordo con piacere il periodo a Lecco, dove ho apprezzato la grande efficienza lombarda, le forti tradizioni legate alla montagna e la memoria dei luoghi manzoniani.

Unica, poi, è stata l’esperienza vissuta a Matera negli anni di preparazione fino alla cerimonia inaugurale di “Capitale Europea della cultura”, che ha conferito ai luoghi una visibilità internazionale che tuttora persiste.

A Taranto ho condiviso i forti contrasti della città divisa fra la bellezza della luce riflessa nei due mari e la fabbrica che incombe con le sue ciminiere.

I ricordi tristi sono legati a due morti sul lavoro avvenute nel pur breve periodo di permanenza a Taranto, ma certamente più vivo nella memoria è il periodo della pandemia in cui increduli abbiamo dovuto sospendere la maggior parte delle attività e abbiamo contato la perdita di persone care.

Adesso nel suo quotidiano c’è “finalmente” del tempo libero per la famiglia e gli interessi personali…..quali sono le sue “nuove” priorità?

Sono in pensione dal 1 settembre 2023. Nei primi mesi ho risolto alcuni problemi di salute che avevo sempre rinviato per non trascurare gli impegni legati al mio ruolo.

Ora riesco a gestire meglio il mio tempo, a dedicarmi agli affetti più cari che in questi anni di attività intensa mi hanno sempre sostenuto e aiutato; mi dedico agli interessi che erano rimasti sopiti.

Mi gratifica il ruolo di Garante degli studenti che il Rettore dell’Università di Bari, d’intesa con il Senato Accademico, mi ha conferito. Sento, però, di avere ancora energie e voglia di svolgere un servizio per la comunità.

E sarà proprio per questo che si è parlato di Lei come candidata a Sindaco di Bari ma un eventuale impegno in politica la spaventa oppure potrebbe gratificarla attirando la sua attenzione?

Mi onora molto che alcuni esponenti politici abbiano fatto il mio nome come candidato sindaco per il Comune di Bari, tuttavia ritengo che il mio percorso appartenga ad un ambito istituzionale, mentre per lo sviluppo della nostra bella città auspico un serio progetto sul quale convergano le volontà politiche nell’interesse esclusivo della cittadinanza.

di Nunzia Bernardini

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