Interviste & Opinioni

Un tuffo tra stimoli e distanze emotive

Esplorare l’ancoraggio sociale nell’era contemporanea: Un tuffo tra stimoli e distanze emotive – 21 novembre 2023

di Rosapia Farese, Presidente Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS 

Nella società odierna, ci troviamo costantemente immersi in un flusso incessante di stimoli: una turbina di immagini, suoni ed eventi che si svelano in uno spazio comunicativo sempre più caotico.

Questa sovrabbondanza di informazioni, sebbene ci mantenga al passo con ciò che avviene nel mondo, ci espone anche a un’altalena inarrestabile di emozioni, filtrate attraverso schermi che spesso ci distanziano dalla realtà diretta.

Si tratta di un ambiente coinvolgente, ma che al tempo stesso ci espone a errori di valutazione sulla realtà circostante. Le percezioni dell’opinione pubblica, spesso plasmate da correnti emotive irrazionali, possono risultare distorte, o come nel caso della punta emersa di un iceberg di violenza alle donne, non deve essere strumentalizzato dell’ideologia, che emergono in tempi fino a dieci volte superiori ai numeri effettivi.

In Italia gli omicidi sono diminuiti: nel 2019 gli omicidi sono 315 (345 nel 2018), di cui 204 uomini e 111 donne, nel 2021 risultano in lieve calo, ne sono stati commessi 303, di cui 184 uomini e 119 donne, mentre, secondo il bilancio di fine anno della Polizia di Stato, nel 2022 gli omicidi sono stati 309. Nel 1990 gli omicidi in Italia erano 3.012 e negli ultimi 15 anni i numeri sono in calo costante (erano 632 nel 2007). Confrontando i dati con quello degli omicidi in Europa, per 100mila abitanti, su 32 Paesi esaminati, l’Italia ha un tasso dello 0,6%, risultando il Paese più sicuro, dopo la Norvegia e la Svizzera.

Nonostante ciò, è presente una percezione sociale che non corrisponde alla realtà.

Lo si nota osservando l’andamento dei reati legati alla microcriminalità nelle sei più importanti città in 10 anni (2009-2019), ponendolo a confronto con il 2021, attraverso i dati forniti a Dataroom dal ministero dell’Interno su Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna e Napoli.

Dai dati si esclude il 2020, perché tra il lockdown e la pandemia tale anno non può avere un reale valore statistico.

La percezione è molto diversa visto che se ne parla così tanto, se continuiamo a dare la ribalta e chi li commette potrebbe aumentare.

Nonostante questi numeri, la percezione pubblica sul tema che si tratta è completamente differente e in questa discordanza tra sicurezza reale e insicurezza percepita giocano un ruolo importante i mass media: essi hanno potere e responsabilità, poiché possono influenzare la percezione delle persone che giorno dopo giorno ne fruiscono costruendo una percezione dei fenomeni che non ha corrispondenza nella realtà.

I dati sui femminicidi non crescono e rimangono stabili: l’allarme è giustificato dal fatto che, rispetto agli altri omicidi, si insiste a porre attenzione a riguardo, ma non c’è questa strage di cui si parla.  Per gli omicidi di donne l’Italia ha uno dei tassi più bassi del mondo ed il più basso tra tutti i Paesi più grandi.

I mass media hanno lo scopo di tenere alto il tasso di preoccupazione e questo accende maggiormente l’attenzione degli ascoltatori e dei lettori.

Il tema oggi è, dove si educano i ragazzi, laicamente o religiosamente, al rispetto della persona e del valore immenso delle relazioni?

C’è l’imponderabilità della libertà umana che è una variabile non eliminabile.  In ognuno di noi ci sono principi di male e principi di bene e sta a noi scegliere ogni momento cosa far prevalere e siamo sempre liberi di farlo.

In un’epoca segnata da eventi globali di grande impatto, notiamo una trasformazione nell’umore collettivo.

Da un periodo, di importanti eventi della storia del ventesimo secolo, caratterizzato da fiducia ed euforia, sembra esserci un passaggio verso uno stato attuale dominato da paura, ansia e risentimento. Tale cambiamento emotivo è correlato alla continua esposizione a tragedie e conflitti attraverso i mezzi di comunicazione, creando una condizione in cui ci sentiamo “i sommersi e i salvati” dalle stesse informazioni, cos’ come dichiara Primo Levi nel suo saggio del 1986, in cui descrive le atrocità della Shoah, preferisce porsi domande e con uno straordinario spirito distaccato, prova a trovare delle risposte a quei dubbi che vanno ben oltre il singolo evento storico.

Un’analisi a metà strada tra l’antropologia e la psicologia in cui i temi centrali non possono che essere la memoria e la percezione, smascherate da Levi come strumenti fragili e inefficaci.

 

La perdita di empatia, causata dalla distanza emotiva insita nell’approccio mediato alle notizie, potrebbe indebolire il tessuto sociale, rendendo la società più vulnerabile alla manipolazione e alla disgregazione.

Nel pensiero di Zygmunt Bauman troviamo l’idea che l’empatia, come risposta umana ai bisogni degli altri, possa rigenerare il legame sociale.

Per affrontare questa sfida, emerge la necessità di due interventi principali:

la cura dei processi di comunicazione e la promozione dell’empatia nella vita quotidiana.

La responsabilità nell’affrontare il flusso informativo è cruciale, richiedendo una consapevolezza non solo della correttezza delle informazioni ma anche dell’impatto emotivo che esse possono avere sul benessere collettivo.

Parallelamente, nella vita di tutti i giorni, è essenziale promuovere attivamente l’empatia.

La scuola, i luoghi di lavoro e i contesti della partecipazione civile possono diventare spazi in cui l’empatia è praticata attivamente.

Nell’era digitale, la concretezza diventa l’antidoto per contrastare le tendenze disgregative e l’indifferenza, facilitando una connessione autentica e profonda con gli altri.

A parte tutto, esplorare l’ancoraggio sociale in un mondo ricco di stimoli e distanze emotive richiede un approccio basato sulla realtà dello sguardo perenne del pensiero di  Tommaso d’Acquino al bene comune.

Questa prospettiva ci invita a riconsiderare la connessione tra gli individui non solo come un fenomeno fisico o tecnologico, ma come un legame etico e solidale fondato sulla partecipazione attiva e sulla responsabilità condivisa.

Nella pratica quotidiana, significa coltivare la consapevolezza dell’interesse comune, promuovere la solidarietà e contribuire al benessere collettivo.

Attraverso l’ancoraggio sociale nel bene comune, possiamo costruire comunità resilienti e orientarci verso la giustizia, superando le sfide dell’eccesso di informazioni e della distanza emotiva per creare un tessuto sociale più forte e coeso.

 

Come Ricercare, Scrutare Esplorare questo ancoraggio sociale?

possiamo riferirci al fine ultimo della legge naturale, come insegnava san Tommaso d’Acquino, è il ritorno dell’uomo al Creatore, dunque la beatitudine eterna.

Nel contesto delle riflessioni di Tommaso d’Acquino sul bene comune, il concetto di ancoraggio sociale assume una prospettiva profonda e significativa.

Per l’Aquilano, la teoria del bene comune è fondamentale per la costruzione di una società giusta e armoniosa, e il concetto di ancoraggio sociale può essere analizzato in relazione a questa visione.

Bene comune come Fondamento Morale:

Dobbiamo sostenere che il bene comune è il fine ultimo della vita etica e sociale. Esso si riferisce al perseguimento del bene per tutti i membri della comunità, promuovendo la giustizia, la prosperità e il benessere collettivo. L’ancoraggio sociale, in questo contesto, può essere considerato come il legame etico che tiene salda la società al principio del bene comune, fungendo da fondamento morale per le interazioni umane.

Costruzione di Comunità Solidali e Partecipazione Responsabile

Siamo chiamati a porre l’accento sulla solidarietà e sull’interdipendenza all’interno della comunità. L’ancoraggio sociale, inteso come il legame che tiene insieme gli individui all’interno di una rete di reciproche responsabilità, si allinea con la visione di Tommaso d’Acquino sulla costruzione di comunità solidali. La forza di questo ancoraggio risiede nella consapevolezza dell’interesse comune e nell’impegno per il bene di tutti.

Il bene comune richiede la partecipazione attiva di tutti i membri della società. L’ancoraggio sociale può essere interpretato come la partecipazione e la responsabilità condivisa che lega gli individui al bene comune. Ciò implica un coinvolgimento diretto nella vita sociale, una consapevolezza dell’interconnessione e una volontà di contribuire al benessere collettivo.

Rispetto per la Persona:

Anche il rispetto per la dignità e la libertà individuale all’interno della prospettiva del bene comune, produce l’ancoraggio sociale, in questo contesto, include il rispetto reciproco e la promozione della libertà individuale nel contesto di un ordine sociale giusto. La solidità di questo ancoraggio deriva dalla consapevolezza che il bene di ciascun individuo contribuisce al bene comune complessivo.

In sintesi, l’ancoraggio sociale può essere considerato come il tessuto connettivo che lega gli individui al bene comune.

Questo ancoraggio si nutre di valori etici, solidarietà, partecipazione attiva e rispetto reciproco, creando una base solida per la costruzione di una società fondata sulla giustizia e sulla prosperità condivisa,

La sfida di mantenere un ancoraggio sociale significativo nell’era dell’informazione sottolinea l’importanza dell’empatia e della responsabilità nella comunicazione come strumenti cruciali per affrontare questa sfida;

Questa prospettiva ci invita a riconsiderare la connessione tra gli individui non solo come un fenomeno fisico o tecnologico, ma come un legame etico e solidale fondato sulla partecipazione attiva e sulla responsabilità condivisa. Nella pratica quotidiana, significa coltivare la consapevolezza dell’interesse comune, promuovere la solidarietà e contribuire al benessere collettivo. Attraverso l’ancoraggio sociale nel bene comune, possiamo costruire comunità resilienti e orientarci verso la giustizia, superando le sfide dell’eccesso di informazioni e della distanza emotiva per creare un tessuto sociale più forte e coeso.

Solo attraverso la pratica quotidiana di promuovere la consapevolezza dell’interesse comune, coltivare la solidarietà e contribuire al benessere collettivo, possiamo costruire comunità resilienti e orientarci verso la giustizia, superando le sfide dell’eccesso di informazioni e della distanza emotiva.

In questo modo, il valore e le sfide che ci attendono possono essere affrontati avendo presente quell’ancoraggio sociale al bene comune per tutti come un faro per navigare le complessità della società contemporanea. Questo faro illumina la strada verso una connessione più profonda e significativa tra gli individui, offrendo una bussola morale che orienta le scelte e le azioni verso il beneficio collettivo.

Roma, 21 novembre 2023

Rosapia Farese

Presidente Associazione FareRete InnovAzione BeneComune APS .

(**) L“Associazione FareRete – Innovazione Il Bene Comune – Il Benessere e la Salute in un Mondo Aperto a Tutti – Michele Corsaro” – Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale ha sede in Via Vincenzo Lamaro, 51 – 00173 Roma. I suoi riferimenti sono: E-mail: fareretebenecomune@gmail.com e sito ufficiale: www.fareretebenecomune.it

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