Interviste & Opinioni

Lo scienziato Rovelli, Thomas Mann e nazifascismo

Tra le prerogative nazionali abbiamo  anche quella degli ’editti’ e non solo quelli cosiddetti  bulgari di berlusconiana memoria che privarono la cultura italiana della presenza in televisione di personaggi di primaria qualità a favore dei  galoppini e portaborse, cioè il potere che in dispregio a tutto,  grazie al servilismo e lassismo dei suoi accoliti, impunemente ottiene il bando e la emarginazione di quella umanità che ha qualcosa da dire,  non necessariamente in  consonanza col governo del  momento.

In questi giorni a seguito, nuovamente, della prepotenza del potere e del servilismo e della delazione dei propri affiliati e leccapiedi, si ripete la violenza e la ottusità contro chi  ha il coraggio  nonché il diritto civile di esprimere  il proprio pensiero, pur  se di democratica critica alla vigente temperie. Alludiamo allo scienziato Carlo Rovelli  da un lato e ai lacché dei nuovi despoti e governanti dall’altro.

Nel 1919 la Università di Bonn in Germania concesse allo scrittore Thomas Mann (1875-1955) la laurea ad honorem per i meriti letterari: esattamente dieci anni dopo tali meriti ricevevano anche il suggello del Premio Nobel. Ed è proprio in questo periodo, intorno al 1930, che la Germania cominciò ad essere oggetto, e abbaiata contro, del ‘latrare dei cani rabbiosi’  di quel tragico momento,  ‘latrati’ sempre più feroci: era la voce del nazismo che stava imponendosi. Thomas Mann fu il simbolo della non accettazione e della civile contestazione di quanto andava profilandosi, da lui ben intuito: i suoi interventi pubblici e i suoi scritti restarono però senza esiti: in effetti la ‘marcia su Berlino’ si era conclusa! E il 19 dicembre 1936 in pieno nazismo dunque, Thomas Mann riceve una lettera: è la medesima università di Bonn che informa che il Rettore revoca la onorificenza tributata quasi venti anni prima!!  Motivo di tale incredibile provvedimento fu l’apparizione del nome dello scrittore nella lista governativa pubblicata in quei giorni  dei cittadini tedeschi che venivano d’imperio privati della nazionalità quindi dei diritti civili a causa tra l’altro,  della opposizione al regime, quindi espulsi dal Paese e i beni confiscati dallo Stato! Di tali liste di autentica proscrizione ne furono emesse circa quattrocento riferite a circa quarantamila soggetti e non solo dunque ebrei o omosessuali o zingari, anche civili contestatori e oppositori: erano le famigerate leggi di Norimberga del Novembre 1935. Di punto in bianco il figlio più illustre della Germana diveniva un apolide, un senza patria!! Lo scrittore lascia la Germania con la famiglia e si rifugia in Isvizzera, sul lago di Zurigo. Da qui in America dove l’atmosfera politica e sociale, grazie alla presenza al governo del Presidente Roosevelt, era tale che non ebbe difficoltà a ottenere la cittadinanza americana e una sistemazione professionale e  riconoscimenti vari. Vittime dell’arroganza criminale nazista del momento furono tra i tanti altri, anche  Hannah Arendt, Willi Brandt, Bertold Brecht, Albert Einstein, Erich M. Remarque, Stefan Zweig, cioè la crema letteraria,  politica e scientifica della Germania.

L’episodio ricordato di Thomas Mann  ricalca alla perfezione quanto, parrebbe, stia accadendo in  Italia dove oggi la situazione politica e  partitica, le mene infantili di qualche partito, nonché l’astensionismo  maggioritaria dal voto, hanno ottenuto, come i fatti purtroppo documentano, che elementi scarsamente preparati e sperimentati abbiano occupato  la cabina di comando. Preconcetti e pregiudizi e buona dose di arroganza è quanto sembra prevalere:  come nel passato, si è ritornati alla cancellazione arbitraria di quanto  deciso dai governi precedenti, alla  patria, alla famiglia, alla religione, al fare figli, al disprezzo del diverso, al favorire il capitale a danno e condanna degli indigenti e poveri: se il popolo non apre gli occhi,  possibile diventa anche l’apparizione  in giro di quei personaggi del passato che pure lasciarono la loro impronta e segno sulla popolazione. In realtà anche all’epoca gli osservatori e i cittadini si dimostrarono indifferenti, affacciati alla finestra, cioè non si capiva quali fossero le reali intenzioni e quindi, come oggi, si lasciò fare: e infatti fu fatto, con enorme successo e sangue versato!

Al Quirinale siede oggi il responsabile  primario della situazione che è  allo stesso tempo il garante della Costituzione.

Michele Santulli

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