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Ventiseimila posti a rischio nella filiera della componentistica auto

TORINO (ITALPRESS) – L’obiettivo dell’Unione europea di fermare la produzione di motori a combustione interna nel 2035, mette a rischio i 26 mila addetti del settore automotive in Italia che lavorano esclusivamente per realizzare motori a diesel e benzina. Per loro, soprattutto, bisogna ricostruire il futuro all’interno di una filiera in sofferenza globale: nel mondo […]

TORINO (ITALPRESS) – L’obiettivo dell’Unione europea di fermare la produzione di motori a combustione interna nel 2035, mette a rischio i 26 mila addetti del settore automotive in Italia che lavorano esclusivamente per realizzare motori a diesel e benzina. Per loro, soprattutto, bisogna ricostruire il futuro all’interno di una filiera in sofferenza globale: nel mondo quest’anno si dovrebbe ro vendere 80 milioni di di veicoli, erano 98 milioni nel 2017. Sono questi alcuni dei numeri che emergono dall’edizione 2022 dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana della Camera di commercio di Torino e dell’Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica). Nel 2021 le 2.202 imprese che compongono l’universo della componentistica automotive italiana hanno impiegato nel settore oltre 168.000 addetti e generato nello stesso anno un fatturato stimato pari a 54,3 miliardi di euro.Rispetto al 2020, che si era chiuso con un significativo calo del fatturato e una riduzione più modesta in termini occupazionali sull’anno precedente, il 2021 mostra una ripresa, con una variazione del +16,7% del volume d’affari e una sostanziale stabilità del numero di addetti (+0,6%). Le variazioni positive del fatturato automotive hanno interessato trasversalmente tutti i segmenti della filiera, seppure con intensità differenti: i risultati migliori sono attribuibili ai subfornitori (+25,6%), in particolare a quelli delle lavorazioni (+30%) e agli specialisti dell’aftermarket (+19%). Il Piemonte mantiene il primato nazionale per numero di imprese (il 33,3%), immediatamente seguito da Lombardia (il 27%), Emilia-Romagna (il 10,4%) e Veneto (il 8,8%). In Piemonte il fatturato generato dalla componentistica nel 2021 è stato pari a 17,6 miliardi di euro (il 32,5% del totale nazionale), con oltre 58.600 addetti (il 34,9%). Rispetto all’anno precedente, il fatturato ha dato segni di recupero (+16,8%), mentre gli addetti sono risultati tendenzialmente stabili. Anche per il Piemonte la crescita è stata trasversale a tutti i segmenti della filiera. Le variazioni di maggior crescita sono state registrate dalla subfornitura, che nel 2020 aveva sofferto con particolare enfasi la crisi del mercato, e dalle imprese di E&D. All’edizione del 2022 dell’Osservatorio hanno partecipato 454 imprese, con un tasso di restituzione del 20,9% e un totale di rispondenti al secondo anno di partecipazione pari al 60,3%, a riprova dell’interesse che questa attività di ricerca riveste fra gli operatori del settore. Per Marco Stella, Presidente del Gruppo Componenti Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica): “Nel 2022, gli effetti di instabilità legati al conflitto in Ucraina potrebbero portare ad una frenata. Per traguardare le sfide della transizione energetica, le nostre imprese, da quest’anno, possono contare anche sulle misure del fondo automotive, in particolare gli interventi di politica industriale come i contratti di sviluppo e gli accordi di innovazione, che agevolano i programmi di investimento delle imprese”. Il Presidente della Camera di commercio di Torino, Dario Gallina, aggiunge che “le nostre imprese cercano soluzioni, vendendo di più all’estero, investendo in innovazioni di prodotto e cercando sul mercato del lavoro nuove competenze, spesso difficili da trovare: cautela e prudenza caratterizzano in ogni caso le prospettive per l’anno in corso”.
foto: xb4
(ITALPRESS).

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