Istat: nel 2025 le misure di redistribuzione del governo riducono le diseguaglianze
Nel 2025 “il sistema di tassazione diretta e di trasferimenti sociali riduce la diseguaglianza nel reddito delle famiglie, valutata dall’indice di Gini, di 16,1 punti percentuali (da 47,3% a 31,2%)”. Lo rileva l’Istat, spiegando che “la riduzione e’ maggiore nel Mezzogiorno (-17,2 punti percentuali) dove si stimano le disuguaglianze piu’ ampie tra i redditi primari.
Passando agli interventi entrati in vigore nel 2025, si stima che la transizione dalla decontribuzione parziale per i lavoratori dipendenti alle nuove misure fiscali (bonus fiscale e ulteriore detrazione) determini, in media, un incremento di 95 euro annui dei redditi di quasi 13,4 milioni di famiglie: per 6,3 milioni si stima una variazione positiva del reddito per nucleo familiare (+365 euro), per le restanti 7,1 milioni una variazione negativa (-145 euro).
Nel complesso, il sistema di tassazione diretta e di trasferimenti sociali riduce la diseguaglianza nel reddito delle famiglie, valutata dall’indice di Gini, di 16,1 punti percentuali (da 47,3% a 31,2%). La riduzione è maggiore nel Mezzogiorno (-17,2 punti percentuali) dove si stimano le disuguaglianze più ampie tra i redditi primari.
La rimodulazione delle misure di sostegno ai redditi delle lavoratrici madri ha prodotto effetti sul reddito di circa 900mila famiglie. Per la metà di queste, si stima un effetto positivo sul reddito di circa 415 euro all’anno; si tratta delle famiglie con lavoratrici autonome o dipendenti a tempo determinato con due o più figli che non erano destinatarie nel 2024 di alcuna misura specifica. Per l’altra metà si stima invece una perdita, pari in media a poco più di 1.000 euro annui; in questo caso si tratta di famiglie di lavoratrici a tempo indeterminato madri di due figli che non hanno accesso al bonus di 40 euro (se con reddito superiore a 40mila euro) o che ne ricavano un beneficio inferiore a quello dell’esonero totale dei contributi, di cui erano destinatarie nel 2024.
“L’adeguamento al costo della vita di importi e relative soglie dell’Assegno Unico e Universale (AUU), le modifiche al bonus asilo nido e l’introduzione del bonus nuovi nati comportano, nel complesso, un beneficio medio pari a circa 120 euro annui per oltre 6 milioni di famiglie (il 22,6% delle famiglie residenti). Il miglioramento del reddito è superiore alla media per le famiglie delle fasce centrali della distribuzione (rispettivamente 154 e 192 euro).” si legge nella nota dell’Istat
Le modifiche a soglie e importi dell’Assegno di Inclusione (ADI) e del Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) comportano un miglioramento del reddito medio disponibile di oltre 1.300 euro annui a beneficio di un milione di famiglie circa (il 3,9% delle famiglie residenti). La quasi totalità di queste famiglie (92,5%) si colloca nel primo quinto della distribuzione del reddito. Il guadagno comporta un incremento medio del reddito familiare del 10% circa.
L’aggiornamento degli importi dei bonus sociali per elettricità e gas, valutati congiuntamente all’introduzione del bonus straordinario di 200 euro, ha portato a un aumento medio di 168 euro su base annua dei redditi per il 30% delle famiglie residenti. Di queste, il 90% ricade nei primi tre quinti della distribuzione del reddito.
“Le modifiche al sistema di tasse e benefici introdotte nel corso del 2025 e qui prese in esame migliorano l’equità della distribuzione del reddito disponibile delle famiglie misurata dall’indice di Gini che passa dal 31,41% prima degli interventi normativi al 31,17% dopo la loro attuazione.”
L’intervento pubblico aumenta il reddito delle famiglie erogando trasferimenti monetari e lo diminuisce prelevando contributi sociali e imposte. Aggiungendo i trasferimenti pubblici al reddito primario, si ottiene il reddito lordo da cui, sottraendo i contributi sociali obbligatori e le imposte, si ottiene il reddito disponibile delle famiglie. Le politiche determinano una maggiore equità se i trasferimenti e il prelievo riducono le distanze fra i redditi disponibili delle famiglie. Gli effetti redistributivi del sistema di tasse e benefici vengono stimati confrontando i redditi individuali e familiari prima e dopo l’intervento pubblico.
Prima dell’intervento pubblico, la diseguaglianza dei redditi si conferma significativamente più alta nel Mezzogiorno (49,73%) rispetto al Centro (45,52%) e al Nord (43,29%). L’effetto redistributivo dei trasferimenti e del prelievo sui redditi delle famiglie è più ampio nel Mezzogiorno (oltre 17 punti percentuali). Dopo l’intervento pubblico, permangono diseguaglianze del reddito disponibile tra le aree geografiche, ma con distanze assolute più contenute rispetto a quelle rilevate per il reddito primario.
Le pensioni e gli altri trasferimenti pubblici costituiscono gli strumenti per trasferire risorse finanziarie alle persone anziane, disoccupate, inabili o minori. Nel complesso, le pensioni IVS (Vecchiaia, Invalidità e Superstiti) costituiscono la quota prevalente dei trasferimenti monetari pubblici alle famiglie (il 19,6%), mentre le voci relative alle altre pensioni (2,7%) e le prestazioni sociali per la famiglia (1,7%) e per il lavoro (2,1%) rappresentano nell’insieme il 6,5% del reddito lordo del totale delle famiglie. I trasferimenti pensionistici sono la fonte di reddito prevalente (quasi il 70% del reddito complessivo) per le famiglie con i redditi più bassi (Figura 1). I redditi primari sono, invece, la fonte prevalente di reddito per le famiglie con redditi più elevati: dal terzo quinto in poi della distribuzione dei redditi familiari equivalenti, i redditi primari superano ampiamente il 70% del reddito complessivo.




