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Il degrado di una generazione smarrita

 di  Salvatore Maria Mattia Giraldi
Vice Direttore Il Corriere Nazionale

 

 Quando la disobbedienza diventa normalità, se la famiglia abdica, la scuola non può cedere.

Dopo un lungo percorso di studio, osservazione e valutazioni arriva un segnale forte e deciso che vuole essere una presa di posizione netta e non la solita politicizzata accusa volta a spargere sfiducia.Una dichiarazione di impegno concreto parte da Cosenza e fuori dalle logiche politiche tradizionali e di mero profitto, il Segretario Generale Nazionale Unifad, Adele Sammarro,  indipendente e mossa dalla scelta consapevole di agire per la verità e per un bene superiore, solleva con forza il problema di quell’emergenza sociale e scolastica silenziosa, che nonostante  lasci cicatrici profonde è ancora oggi assurdamente sottovalutata dagli adulti e purtroppo da molte famiglie. La Sammarro, ponendosi come obiettivo il bene comune senza vincoli di potere e colorandosi esclusivante di quella autenticità che costituisce un valore definitivo, intende agire fuori dagli schemi convenzionali costruendo fiducia e consapevolezza, affinché la scuola  diventi anche un metodo di pensiero che permette di superare ostacoli apparentemente insormontabili. La proposta di un impegno, che attraverso la condivisione della conoscenza, nel contesto professionale sfida le logiche chiuse o puramente competitive dettate dal sistema politico. Un impegno che si manifesta nel fermarsi, guardarsi negli occhi e costruire legami autentici all’interno della comunità scolastica, lontano dalla frenesia o da logiche esclusivamente prestazionali,  un impegno che pone la relazione e il valore morale prima del risultato immediato, per essere pronti a quel riconoscimento esterno per l’opera di contrasto a quelle azioni che irrompono sulla scena sociale italiana in maniera sempre più evidente, travolgendo certezze e aprendo un solo nuovo interrogativo: che cosa stiamo costruendo per il nostro futuro valoriale?

La Sammarro, riconosciuta quale madre coraggio, nel corso dell’intervento di Vincenzo Cozzarelli, già comandante di una stazione dell’Arma dei Carabinieri, afferma che c’è ancora spazio per prevenire e gestire le aggressioni e i fenomeni di mobbing, di bullismo, di persecuzione e di qualunque forma di violenza nel contesto scolastico e questo va affrontato come vincolo morale, attraverso una serie di interventi strutturati e continui, di alto profilo formativo.
L’Unifad, una voce fuori dal coro, lontana da questioni di appartenenze ideologiche, accoglie e fa proprie le denunce dei dirigenti e dei docenti, per il contrasto agli atteggiamenti di sfida, agli insulti, alle aggressioni verbali e fisiche da parte di studenti e di genitori, che si sentono autorizzati a non rispettare alcuna regola a danno del ruolo dei docenti e dei dirigenti, ruolo che resta ben saldo al centro della dignità dell’Istituzione scolastica.
La scuola deve tornare ad essere un  presidio educativo a pieno titolo e non un terreno di conflitto devastato da genitori che hanno ormai perso il valore dell’autorità e dell’ascolto.
E’ giunto il momento di puntare i riflettori sull’urgenza di dover fornire a Dirigenti Scolastici, docenti e personale ATA strumenti operativi per gestire le criticità relazionali e soprattutto per proteggere l’integrità fisica e psicologica di ognuno di loro.
La scuola non può continuare ad essere un parcheggio per figli di genitori impegnati,  ma un  luogo dove si impara soprattutto la conoscenza dei valori dettati da una società sana per crescere all’insegna del rispetto.

Ripensare la scuola come perno dell’educazione, superando l’utilitarismo, significa dover abbracciare alleanze educative, mettendo al centro la valorizzazione della comunità scolastica come bene comune, un vero e proprio cammino verso la riumanizzazione di un patto spezzato tra famiglia, scuola e società, dove la parola d’ordine deve essere: responsabilizzare. Troppi genitori non sostengono il lavoro degli insegnanti, giustificando a spada tratta ogni operato dei propri figli, ignorando di fatto che questo tipo di complicità non educa, ma deresponsabilizza. La famiglia deve essere il primo argine educativo ed i genitori incapaci di dire “no” dovrebbero capire che oltre la loro famiglia c’è un mondo da rispettare che si chiama scuola e dove la legge del più forte e la violenza fisica e verbale non possono più entrare. Se la politica ammicca, l’Unifad costruisce sentieri per la responsabilità sociale, denunciando di fatto anche quell’ipocrisia istituzionale che impone “il tutto va bene” e che per un quieto vivere, a tutela esclusiva delle poltrone, troppo spesso nasconde sotto il tappeto ogni criticità che potrebbe essere di ostacolo al raggiungimento dei propri obiettivi e di inciampo alle carriere personali.
La cultura della gestione subordinata agli interessi personali, favorisce sempre le inefficienze.

Non bisogna dimenticarlo mai.

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