Primi effetti del decreto sicurezza: restituita la casa occupata ad un disabile, segregato in un garage
Era rimasto segregato per almeno otto mesi in un garage il cui unico comfort erano un giaciglio di fortuna e un secchio per i bisogni fisiologici. Siamo nel centro di Mestre e a chiuderlo lì dentro era stata una donna di 47 anni, alla quale la vittima aveva inizialmente dato ospitalità forse per amicizia, forse per ricevere un aiuto, in quanto lui è un disabile psichico di circa 50 anni e quindi non del tutto in grado di provvedere alle faccende quotidiane della vita.
Dopo un inizio tranquillo, però, la donna – che risulta essere una straniera che ha acquisito la cittadinanza italiana – si era impossessata dell’appartamento relegando il vero “padrone di casa” in un locale dove neppure un animale domestico avrebbe potuto vivere in modo dignitoso. A questo incubo ha messo fine il 1° marzo l’intervento congiunto degli agenti del commissariato di polizia di Mestre e dei vigili del fuoco. Non è stato semplice, perché allo scattare dell’operazione la donna si era barricata in casa ed è stato necessario sfondare la porta d’ingresso dopo aver circondato l’intero edificio con un cordone di sicurezza. Il provvedimento, richiesto dal sostituto procuratore di Venezia Daniela Moroni, è stato convalidato dalla giudice per le indagini preliminari Claudia Ardita. A darne notizia il gazzettino di Venezia, che da tempo segue la vicenda, finita anche in televisione al programma Fuori dal coro di Mario Giordano.
Si tratta di una delle prime applicazioni delle norme introdotte un anno fa dal cosiddetto Decreto Sicurezza. In particolare, l’articolo 634 bis del Codice penale introduce il reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui, prevedendo una pena da due a sette anni di reclusione. L’articolo 321 bis del Codice di procedura penale disciplina invece la reintegrazione d’urgenza nel possesso di un immobile nel caso in cui l’occupazione riguardi la prima casa. Nel caso in cui il titolare dell’abitazione sia un soggetto incapace (per età o infermità) si procede d’ufficio, in quanto ovviamente non sarebbe possibile sporgere querela. Nel caso avvenuto nel centro di Mestre, poi, la persona sarebbe stata impossibilitata anche perché relegata in un locale chiuso e angusto da cui non sarebbe potuta uscire liberamente.
Prima di queste nuove norme, il proprietario (o l’amministratore di sostegno, in questo caso) si sarebbe dovuto rivolgere al giudice civile, con una tempistica completamente diversa e che avrebbe comportato anche qualche anno dall’accertamento dell’occupazione dell’immobile senza titolo, fino all’utilizzo della forza pubblica per l’esecuzione dello sgombero. In questo caso, invece, la segnalazione era partita dai Servizi sociali del Comune di Venezia, i cui operatori avevano capito che qualcosa non andava la scorsa estate. Erano partite le prime verifiche e quando era emersa puzza di bruciato, era stata avvertita la polizia. Almeno dallo scorso luglio 2025, secondo quanto ricostruito dalla Procura, l’uomo viveva in condizioni quasi disumane e comunque di forte precarietà, aggravate dal fatto che la vittima non era in grado di difendersi. Grazie soprattutto a due pilastri normativi voluti da questo esecutivo. L’articolo 634-bis del Codice Penale: secondo cui il nuovo reato di occupazione arbitraria di domicilio altrui, oggi punisce i colpevoli con la reclusione fino a sette anni, e l’articolo 321 del Codice di Procedura Penale, che permette la reintegrazione d’urgenza di un immobile quando è la prima casa. Niente più attese bibliche e annose e costose scartoffie: se l’appartamento è occupato, lo Stato interviene e restituisce le chiavi.




