Sarebbero 30.000 le vittime civili della repressione del regime iraniano
Diversi media internazionali e organizzazioni per i diritti umani concordano nel ritenere che siano almeno 30mila le vittime della repressione, stima ottenuta anche grazie alle testimonianze di operatori sanitari locali. La stessa cifra è stata usata di recente dall’onorevole Carlo Ciccioli, eurodeputato Ecr, alla trasmissione di rai tre Punto Europa. Ciccioli da anni è molto attivo nella sua attività di denuncia della repressione del regime iraniano, che un anno fa aveva invitato al parlamento europeo la presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi.
“In Iran è in atto una campagna di repressione ordinata dai vertici del regime teocratico militare, che ha portato a decine di migliaia di vittime civili. È stato detto da tutti, non si tratta di un errore, di un incidente, ma di una strategia deliberata: migliaia di uccisioni di massa, arresti arbitrari, sparizioni, torture e confessioni estorte, processi farsa, migliaia di persone detenute senza accesso ad avvocati e cure mediche. L’Iran è tra i paesi con il più alto numero di prigionieri politici al mondo. Parallelamente, il regime pratica una sistematica diplomazia degli ostaggi, colpendo anche cittadini europei o cittadini con doppia cittadinanza, con accuse false costruite ad arte. Donne, minoranze etniche e religiose, dissidenti, semplici cittadini: nessuno è al sicuro.” aveva detto Ciccioli in uno dei suoi ultimi interventi in aula a Strasburgo lì11 febbraio scorso.
“Tutti abbiamo perso qualcuno – dice Nasrin una leader della rivolta contro il regime, parlandio due giorni fa con la Reuters –. Hanno ucciso un mio caro amico di 26 anni e almeno altre cinque persone tra familiari, colleghi e conoscenti. Senza contare i feriti: ho appena saputo che un mio compagno di università ha perso un occhio perché gli hanno sparato. Tanti non vanno in ospedale perché gli agenti entrano e portano via le persone. In alcuni casi hanno anche arrestato dottori e infermieri che si sono presi cura dei manifestanti”. Le stime ufficiali parlano di 3000 vittime da quando il 28 dicembre è scoppiata la rivolta contro il regime, a cui fatto seguito una violentissima repressione.
Secondo HRANA, l’organizzazione per i diritti umani iraniana, oltre 53.000 persone, tra cui centinaia di bambini, sono state arrestate. Molte sono ancora detenute in isolamento e la maggior parte senza accesso a un consulente legale indipendente, e quindi a rischio estremo di abusi in custodia.
Sono emerse notizie attendibili di torture e morti in custodia, centinaia di confessioni forzate, estorte regolarmente sotto tortura e utilizzate per condannare persone per gravi accuse, sono state trasmesse dalla televisione di stato, e ora vengono emesse condanne a morte senza un giusto processo. Amnesty International ha recentemente lanciato l’allarme sul rischio di condanne a morte per almeno 30 manifestanti detenuti, tra cui due bambini.
“Il massacro di migliaia di manifestanti è stato l’atto di apertura della Repubblica Islamica. Dove le forze di sicurezza si erano fermate, la magistratura è intervenuta per completare l’opera con arresti di massa, sparizioni forzate, processi farsa e condanne a morte progettate per estinguere il dissenso”, ha dichiarato Esfandiar Aban, Direttore della Ricerca presso il Centro per i Diritti Umani in Iran (CHRI).
“Mentre ampi settori della società iraniana riempivano le strade sfidando i proiettili, la Guida suprema iraniana e le forze di sicurezza hanno lanciato la loro peggiore campagna repressiva. Hanno intenzionalmente ucciso in massa persone che stavano chiedendo cambiamenti fondamentali e la transizione dal sistema della Repubblica islamica a una forma di governo che rispettasse i diritti umani e la dignità. La comunità internazionale deve assumere urgenti iniziative diplomatiche per proteggere i manifestanti da ulteriori massacri e porre fine all’impunità che sta guidando la politica di stato dei massacri”, ha dichiarato, la settimana scorsa, Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.




