Fitto, ‘la Coesione Ue va modernizzata, il mondo non è più quello del 2019’
La politica di coesione europea deve essere modernizzata perché “non è immaginabile iniziare a spendere nel 2024 le risorse così come si è deciso di fare nel 2019-2020 in un mondo che è profondamente cambiato”. Lo ha detto il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, intervenendo alla presentazione del PHOTOANSA a Bruxelles.
Fitto ha invitato a non guardare alla futura politica di Coesione come alla “vecchia politica di coesione”: “Questi programmi sono stati definiti tra Commissione europea e Stati membri e Regioni tra il 2019 e il 2021, con quei dati economici”, mentre “gli accordi di partenariato sono stati sottoscritti nel 2022, mentre la Russia invadeva l’Ucraina”. “Da allora ad oggi tutto questo ha comportato una serie di problematiche”, ha spiegato, aggiungendo che la Commissione “ha messo in campo un’azione per adeguare questi bilanci, questi programmi, alle nuove priorità”. Secondo Fitto, “utilizzare le risorse in modo più efficace può voler dire dare un contributo sostanziale alla riduzione delle barriere interne e quindi al rafforzamento del mercato interno e anche alla proiezione dell’Europa nel contesto internazionale”.
Il vicepresidente esecutivo della Ue, due giorni fa aveva anche parlato di turismo, in videocollegamento con il forum del turismo di Milano “Nelle prossime settimane sarà lanciata la prima strategia del turismo a livello europeo”.
Fitto in quella occasione aveva ricordato che “nell’ambito del PNRR, c’è uno stanziamento di un miliardo e duecento milioni di euro per i piccoli borghi che ha creato un’attenzione per quelle realtà che hanno una maggiore esigenza di mettere in campo scelte che possano valorizzare questi territori diversificando anche l’offerta turistica”.
Fitto ha poi ricordato che “nei prossimi mesi sarà approvata questa strategia sul right to stay, finalizzata al potenziamento delle aree rurali e interne perché oggi viviamo un fenomeno contraddittorio: i tre quarti di cittadini europei vivono nelle grandi aree urbane e questo comporta problematiche e lo spopolamento delle aree interne”.




