Fisco e Credito

La riforma delle aliquote fiscali

Si discute animatamente della opportunità della rettifica delle aliquote Irpef che riguardano i redditi del ceto medio.
I sinistri variamente targati asseriscono che si tratta di un aiuto ai ricchi mentre gli altri, quelli che stanno al governo, parlano di un doveroso intervento verso chi sta pagando duramente una pluridecennale politica fiscale persecutoria e spoliativa mirata ad eliminare la classe media.
Chi ha ragione?
Che il sistema fiscale sia ingiusto è una realtà che trova tutti d’accordo e quindi va rivisto. Ma non si trova la quadra sul come rivederlo. Servono soldi sennò non si possono garantire gli stipendi ai dipendenti pubblici e le pensioni per tutti. Cioè l’attuale sistema serve al dipendente pubblico per assicurarsi il puntuale adempimento dei suoi “diritti”. Che la sinistra considera sacri senza però tenere presente l’efficacia della spesa pubblica. Infatti tre quarti d’Italia è priva dei lep (livelli essenziali delle prestazioni pubbliche cominciando dalla sanità, scuola, ecc.) mentre i nostri gabellieri prendono con le tasse più del cinquanta per cento della ricchezza prodotta; che come si vede non gli basta?? sarà questione di efficienza della spesa pubblica o no?
Però se tocchi le aliquote fiscali per tutti finisce che premi anche i dipendenti pubblici il cui insieme costa molto di più di quello che restituisce in termini di servizi. E così, riducendogli le aliquote fiscali, anche i loro “diritti” crescono senza che cresca la efficacia della presenza dello stato.
Ecco il punto politico a tutt’ora irrisolto: mentre le professioni, l’autoimpiego, e in genere le partite IVA e i loro dipendenti per la propria sopravvivenza devono vedersi riconoscere una maggiore gratificazione quanto meno per non indurli a cercare un “posto fisso” nello stato…l’insieme dei dipendenti pubblici già prende più di quello che dà!!! Peraltro la tassazione dello stipendio pubblico in realtà non è tassazione vera ma una maniera machiavellica dello stato studiata per ridurre lo stipendio ai dipendenti pubblici!! infatti in realtà non hanno mai pagato niente in quanto lo stato trattiene una parte dello stipendio (facendo credere -leggi alla mano- che sia del dipendente) laddove quella parte non è stata mai erogata… non solo: dipendenti pubblici che sono al riparo dagli accertamenti che invece i privati devono subire!! Così creando una disparità di “diritti” a parità di aliquote e di legislazione fiscale che è inaccettabile. Un reddito di centomila euro certo ed inattaccabile dal fisco non è uguale a un reddito di centomila euro perseguibile e perseguito “a prescindere”. Come si fa a tassare questi due redditi così diversi con la stessa aliquota????
Lo sa il legislatore questo elementare fatto????
D’altronde è di solare evidenza che a tutti serve che chi crea ricchezza (le partite IVA) siano indotte a crearne sempre di più in modo da poter pagare tasse e bollette (che sono molto simili alle tasse) sempre maggiori. Mentre chi consuma ricchezza (percettori di stipendi pubblici e di emolumenti come sono quelli dei politicanti) deve essere indotto a maggior parsimonia nella percezione dei suoi “diritti” e a maggior efficienza nell’effetto del suo lavoro… cioè deve COLLABORARE con le partite Iva non perseguitarle! e magari possibilmente lasciare il posto fisso per prendere una partita IVA al fine di impegnarsi nella creazione di ricchezza a beneficio di tutti.
Utopia? Certo, la pluridecennale sindacatocrazia ha minato alle fondamenta la nostra economia… riprendersi è una operazione molto lunga, faticosa e anche dolorosa per chi è vissuto all’ombra della filosofia dei “diritti”. Ma fino a che questi “diritti” non si estinguono non potremo uscircene.
Potrà mai un governo dire e correggere una cosa simile? Per il momento è impossibile.
Canio Trione
foto dal web

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