La verità sull’Autorità Nazionale Palestinese dal 1993: come Hamas ha preso il sopravvento
di Domizia Di Crocco
Dal 1993, anno degli storici Accordi di Oslo, l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) è stata istituita con l’obiettivo di rappresentare il popolo palestinese e guidare il processo di autodeterminazione in attesa di una soluzione definitiva al conflitto israelo-palestinese. Quell’atto politico, accolto inizialmente con speranza e ottimismo, ha progressivamente rivelato le sue contraddizioni e i limiti strutturali che ancora oggi pesano sul destino della regione.
L’ANP nacque come un ente provvisorio, dotato di poteri limitati su specifiche aree della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Con il compito di amministrare, garantire servizi essenziali e mantenere un certo ordine, l’Autorità si è trovata presto a confrontarsi con sfide politiche interne, pressioni esterne da parte di Israele e delle potenze regionali, e un consenso popolare in continua evoluzione.
Uno degli snodi più importanti di questa vicenda è rappresentato dall’ascesa di Hamas, un movimento islamista fondato negli anni ’80 che, nel corso degli anni, ha saputo guadagnare terreno grazie a una strategia che ha coniugato resistenza armata, impegno sociale e una narrazione politica alternativa rispetto all’ANP. Nel 2006, con un risultato elettorale che ha sorpreso molti osservatori, Hamas ha vinto le elezioni legislative palestinesi, segnando una crisi profonda nel tessuto politico palestinese.
La reazione dell’ANP, dominata dal partito Fatah, e la successiva guerra civile tra le due fazioni culminarono nel 2007 con la presa di potere di Hamas nella Striscia di Gaza. Da quel momento, la Palestina si è divisa de facto in due entità politiche distinte: l’ANP che governa la Cisgiordania e Hamas che controlla Gaza.
Questa frattura ha alimentato una serie di problemi:
– La perdita di unità politica palestinese, che ha indebolito la posizione negoziale nei confronti di Israele e della comunità internazionale.
– La difficoltà di esercitare una governance efficace e trasparente, con accuse ricorrenti di corruzione, clientelismo e inefficienza soprattutto all’interno dell’ANP.
– L’adozione da parte di Hamas di pratiche autoritarie a Gaza, incluse limitazioni alle libertà civili e l’uso della violenza per mantenere il controllo.
Non si può però attribuire tutta la responsabilità a un unico attore. La storia dell’ANP e di Hamas è anche la storia di un contesto geopolitico complesso:
– L’occupazione militare israeliana con le sue restrizioni, i checkpoint, gli insediamenti e le politiche di sicurezza.
– L’influenza di attori regionali come Iran, Qatar, Egitto e Arabia Saudita, che sostengono diverse fazioni per interessi strategici.
– La comunità internazionale, spesso divisa o esitante, che ha faticato a promuovere un dialogo credibile e sostenibile.
Alla luce di tutto ciò, l’ANP appare oggi come un’entità fragile e divisa, incapace di rappresentare in modo unitario e autorevole il popolo palestinese. Hamas, con il suo controllo di Gaza, ha dimostrato una capacità di mobilitazione e di comando che l’ANP non è riuscita a eguagliare, ma lo ha fatto spesso a costo di una gestione repressiva e conflittuale.
In conclusione, la vera storia dell’ANP e di Hamas è un racconto di speranze tradite, di lotte interne, di pressioni esterne e di un popolo che continua a pagare un prezzo altissimo in termini di diritti, sicurezza e futuro. Senza una vera riconciliazione, senza riforme profonde e senza una nuova volontà politica che travalichi gli interessi di fazione, la prospettiva di una pace duratura resta, purtroppo, lontana.
foto Euronews




