L’ordine dei giornalisti va abolito?
Una domanda che ogni tanto fa capolino e stavolta la ripetiamo dopo aver letto in modo accurato, quasi esercitando una analisi logica, una ricerca dell’Ordine dei giornalisti che affronta il tema dell’anomalia italiana nell’ambito del giornalismo, negandola come uno dei tanti luoghi comuni. Quasi una bufala.
Il loro concetto di partenza è: tutto il mondo è paese, ovunque trovi giornalisti e regole da rispettare.
L’elenco posto, come sottotitolo della ricerca, fa riferimento alle shield laws negli Stati Uniti, al titolo professionale in Belgio, ai professionisti tedeschi, alla Francia che vede lo Stato protagonista, al liberismo assoluto inglese e alle tessere in Norvegia e in Svezia.
LUOGHI COMUNI?
Un assaggio della ricerca, che già contiene un problema quando afferma: “Un excursus su come si diventa giornalisti all’estero. Che sfata tanti luoghi comuni sulla “anomalia” italiana”
Eh no! Non ci siamo, non è onesto dal punto di vista intellettuale. La partenza deve essere la legge italiana che all’Art. 45. (Esercizio della professione) afferma al punto 1: “Nessuno può assumere il titolo, né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’elenco dei professionisti ovvero in quello dei pubblicisti dell’albo istituito presso l’Ordine regionale o interregionale competente. La violazione della disposizione del primo periodo è punita a norma degli articoli 348 e 498 del Codice penale, ove il fatto non costituisca un reato più grave.”
Avete capito? Siamo alla stregua dell’odontotecnico che si spaccia da dentista. E qui parliamo di un Ente di diritto pubblico legato al Ministero della Giustizia.
LE TESSERE AZIENDALI
Allora vediamo le shield laws. In America sono le tessere che dà la testata giornalistica, il direttore, una sorta di fidelizzazione aziendale, lavori per noi. Tutti noi abbiamo visto nella filmografia giornalisti Usa alle prese con narrazioni, cosa abbiamo da narrare noi? Osservando il sistema americano, tutti noi riconosciamo giornalisti del Corriere, della Rai, de La7, come immagine aziendale, e ciò sviluppa nel professionista un senso di appartenenza quasi esclusivo, convenite nel pensare che già da questo punto di osservazione l’appartenenza obbligatoria ad un Albo rappresenti una sovrastruttura inutile? Non sarebbe una vera riforma dare ai direttori ruolo nel consegnare il tesserino di gornalista della testata da appendere al collo? I giovani praticanti sarebbero già in campo per fare esperienza. Un altro mondo.
ALBO TESSERE ASSOCIAZIONI E COSTITUZIONE
Terzani, in uno dei suoi meravigliosi libri, racconta che nel ’64 lo raggiunsero in India per dargli la tessera dell’Ordine e lui, che peraltro lavorava per una agenzia tedesca, sbottò: “E questo cos’è?” Già cos’è? Non sono le tessere date in Norvegia o Svezia che omologano e rendono meno probante l’inutilità dell’albo nazionale. In Norvegia quasi il 100% di tutti i 9500 che scrivono hanno la tessera dall’associazione Norsk Journalistlag purché questa attività sia prevalente, anche se la Costituzione da libertà a tutti di criticare il Governo. E lasciamo perdere La Svezia, dove la libertà di stampa è stata introdotta nella Costituzione svedese fin dal 1766. Anche qui Svenska Journalistförbundet un’unica associazione nazionale dà la tessera. Associazioni e tessera e Costituzione, tre parole su cui riflettere.
Cosa afferma la nostra costituzione? “L’articolo 21 della Costituzione italiana sancisce la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero. Questo diritto fondamentale include la libertà di parola, di stampa e di ogni altro mezzo di diffusione. L’articolo stabilisce anche che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure preventive.”
Ecco il salto di qualità che deve fare l’Italia, togliere l’orpello dell’Ordine e dell’Albo, retaggio del passato, che crea solo una casta e realizzare una associazione o più associazioni che possano pure farsi la “guerra” sparandosi addosso gelosie di organizzazione come in Svizzera, ma aprendo questo mestiere a tutti.
Come l’associazione legata alle nostre testate Associazione Nazionale Giornalisti e pubblicisti liberi
VELINARI?
La difesa che si basa sul fatto che l’Ordine è nato per eliminare il velinario fascista, dopo venti anni fa sorridere, perché avrebbe avuto più senso la creazione di un sindacato ma nel 1947. E poi le veline ci si sono ancora oggi, nonostante la legge del 1963.
È vero che la Francia è l’unico Paese che ha istituito la carte de presse statale, ma questa non è obbligatoria e l’accesso alla professione è libero. Tutto ciò che subentra tra formazione, laurea è il mercato del lavoro a stabilirlo rispetto alle esigenze delle aziende.
IL SINDACATO
Mettere l’Ordine dei giornalisti come struttura di governo del settore e tutela dei lavoratori è un ossimero in quanto da un lato non si ha sentore di quanto questo compito sia davvero portato a termine ma è pur vero che si scimmiotta quello che spetta al sindacato. Nel Regno Unito, dove vige il pieno liberismo, esiste il sindacato la National Union of Journalists, il più militante, che tuttora rilascia agli iscritti una propria tessera.
Qui siamo in altro pianeta, dove l’adesione è volontaria, alta è la rappresentanza e la tutela del lavoro. Anni luce distante dall’iscrizione obbligatoria. In Australia c’è il Media, Entertainment & Arts Alliance, in Germania Deutscher Journalisten-Verband, o DJV) – che è nello stesso tempo un sindacato e un’organizzazione professionale, fissa gli obiettivi della professione e tratta i contratti collettivi di lavoro e conta quasi 40.000 associati. Il Sindacato svizzero dei mass media (3.500 aderenti).
Associazioni e sindacati, adesioni libere, tessere non obbligatorie e libera professione.
Scrivere in questo tabloid, che richiamo, che senza l’ordine saremmo tutti degli impiegati è offensivo verso i colleghi della CNN e di tutti i giornalisti del mondo. Certo discutere sul senso di una professione può essere utile, anche di un diploma di giornalismo, anche se il Brasile ha sancito che è incostituzionale prevedere un diploma per l’esercizio della professione. E anche questo ci sta.
UN CONTRIBUTO ESTERNO PER CAPIRE IL RAPPORTO CON LA POLITICA
LA POSSIBILE RIFORMA
Non so se un disegno di legge, un’ iniziativa di legge popolare, o quant’altro, magari del Consiglio dei Ministri, gli obiettivi potrebbero essere:
- eliminare l’art 45
- lasciare l’ordinamento attuale con le tutele previdenziali e la possibilità volontaria di iscriversi all’albo con riperssioni nel mercato del lavoro professionale.
- Lasciare libertà ai direttori di testata e agli editori di dare tessere aziendali di giornalisti
- Liberare l’accesso alla professione ai blogger che possano chiamarsi giornalisti indipendenti, già in italia e non solo quando muoiono all’estero in zone pericolose
Viviamo in un Paese che ha visto moltiplicarsi l’editoria online, dove vige il massimo del volontariato, non sarebbe davvero significativo normare in questo ambito con un sindacato? O serve una rigidità e un immobilismo legislativo per lasciare tutto come sta e non smuovere le acque torbide? Liberare l’accesso alla mestiere è un primo passo.
Quindi in conclusione possiamo ribadire che contrariamente a quanto detto nella rappresentazione del sistema mondiale occidentale, che vi suggerisco di leggere nel tabloid con spirito analitico, l’anomalia italiana c’è e al punto di domanda iniziale va la risposta. “Si”




