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Un paese del sud America è stato scelto dal WEF per testare l’ingegneria sociale

Nel paese prescelto, l’Ecuador gli scaffali sono vuoti il carburante viene centellinato, i prezzi dei beni sono in continua ascesa in assenza di politiche sul controllo dei prezzi.

Ogni giorno cittadini esasperati protestano nella capitale Quito e in altre grandi città, Guayaquil (la più grande città del paese), Cuenca, Santo Domingo, Duran, Portoviejo, e in altre minori.

Il popolo è stanco di soffrire per gli scaffali vuoti, per il carburante razionato e l’impennata dei prezzi.

Le grandi città, a differenza di quelle rurali, sono assediate da cittadini infuriati con il governo. Gli scioperi e le proteste, anche violente, sono diventate quotidiane, ma nessun organo di stampa internazionale ne parla, tutto avviene nel silenzio dei media mainstream.

Il governo è imbalsamato, non prende provvedimenti a difesa dei cittadini, nonostante le piazze si infiammino e cresce il malcontento in tutto il paese.
Anche nel principale mercato della capitale, quello di Santa Clara, gran parte degli stalli sono chiusi per mancanza di prodotti alimentari. Mette angoscia vedere le bancarelle sempre piene di frutta e ortaggi freschi, desolatamente chiuse e quelle aperte sono parzialmente vuote.
Intanto i pochi rimasti aperti devono fare i conti con l’aumento dei prezzi e l’assenza dei clienti. Sui banchi frutta e ortaggi marcisce, pochi sono gli avventori che possono permettersi di acquistare cibo a prezzi elevati.
Solo per avere l’idea di grandezza degli aumenti, per una confezione di carote da 1kg si è passati in poco tempo da 25 $ a 100 $.

Nella prima città del paese per numero di abitanti, la città portuale di Guayaquil, nota per la produzione nazionale di cereali e tuberi, il mais e le patate, scarseggiano.

Il carburante razionato impedisce il trasporto del prodotto nazionale dai fertili campi degli altopiani verso la città.

Nel centro di stoccaggio del mercato ortofrutticolo di Guayaquil, i tir provenienti dagli Altopiani andini sono passati da 3.000 a 900. Una contrazione che impedisce di sfamare gli abitanti della città.

I prezzi degli ortaggi sono raddoppiati in una sola settimana

Pochi possono fare fronte a questi aumenti vertiginosi, la maggior parte delle persone sfamano i loro figli rovistando tra i secchi dell’immondizia dislocati nei vari lati del mercato, alla ricerca di quegli ortaggi ancora commestibili.

Il paese è al collasso economico e le proteste hanno peggiorato ulteriormente il deterioramento delle condizioni in Ecuador. In tutto il paese proseguono i blocchi stradali e barricate sulle principali strade e autostrade, in particolare sull’importantissima Autostrada Panamericana che attraversa tutto il Paese. I blocchi stradali hanno fatto calare drasticamente la produzione di petrolio, aggravando ulteriormente la crisi economica. Le esportazioni di petrolio rappresentano la principale entrata del povero paese.

 

A guidare i blocchi, il CONAIE, la potente Confederazione degli indigeni dell’Ecuador, i più penalizzati dalla crisi economica

La confederazione per togliere i blocchi stradali ha sottoposto al governo 10 richieste, tra cui il congelamento dei prezzi del carburante, la moratoria sui debiti bancari, la sovvenzione del prezzo dei fertilizzanti e la fine dell’estrazione mineraria dai territori indigeni.

Il governo ritiene le richieste non esaudibili, ha rifiutato un dialogo e ha imposto il coprifuoco. Il governo ha accusato i manifestanti che il loro vero obiettivo non è la crisi economica, ma quello di rovesciare il governo conservatore del Presidente Guillermo Lasso. Il CONAIE ha inviato il suo ultimatum al Governo, se non ritira lo stato di emergenza e non soddisfa alcune delle richieste, non ci sarà dialogo.

Il governo sta esaurendo tutti i possibili canali di dialogo con i manifestanti indigeni per riportare la stabilità nel Paese, ma i tentativi di contatto sono stati finora infruttuosi. Un governo che cerca lo scontro dovrà poi assumersi tutte le responsabilità.

Maurizio Compagnone
Analista

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