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Festa dell’Europa – festa dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani

Markus Krienke

9 maggio 2022: mentre la Russia ha dimostrato la sua forza bellica con la solita grande parata del giorno della vittoria, a Strasburgo – in modo decisamente più sobrio ma comunque solenne – si è presentata un’Europa unita nella sua determinazione di procedere a costruire il suo progetto di pace attraverso la difesa della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani.

Si conclude così, allo stesso momento, la Conferenza sul Futuro dell’Europa che per un anno ha interrogato i suoi cittadini, cioè se stessa, su che cosa vuole essere “da grande”. Perché tale si è finalmente dimostrata, specialmente durante la crisi del Covid e ora in mezzo a una nuova crisi, quella della guerra in Ucraina. E questa nuova consapevolezza è emersa particolarmente dai due discorsi di Draghi e Macron: mentre il primo ha parlato di un «federalismo pragmatico e ideale» da attuare, Macron ha sottolineato che rispetto agli errori fatti durante la crisi finanziaria e del debito sovrano (2007/08) ormai l’Europa si sarebbe dimostrata capace di dare risposte politiche. L’Europa del dopo-Merkel dunque non si dimostra affatto indebolita.

Tale “nuova mentalità” dell’Europa si sta realizzando non solo grazie al programma Next Generation EU e attraverso la sua risposta unita all’aggressione russa, ma anche nei confronti dell’Ungheria di Orbán dalla quale l’UE da anni esige il rispetto dello Stato di diritto cioè la garanzia di una giustizia indipendente (particolarmente con i dispositivi giuridici degli articoli 7 e 258 del Trattato sull’Unione Europea). Nel mese scorso, finalmente è stato sbloccato il meccanismo di condizionalità per l’assegnazione dei fondi europei ad uno Stato, in questo caso appunto l’Ungheria ma potenzialmente anche la Polonia, che non rispetta questo «valore» (secondo l’articolo 2 del Trattato), per cui il 4% dei fondi europei scompare per corruzione, e non è possibile assicurare l’assegnazione neutrale di grande parte di essi.

Certamente, nel frattempo Orbán è riuscito ad assicurarsi nuovi fondi europei, questa volta per farsi “rimborsare” la sua (auspicata) rinuncia al gas russo, ma questa presunta incoerenza europea rientra comunque in una nuova consapevolezza politica dei leader UE. Così si è statuito inoltre un segnale forte alla Polonia, che di fronte alla minaccia russa si è però già distanziata dal “cugino” Ungheria, disdicendo la celebrazione comune del giorno dell’amicizia il 23 marzo, che quest’anno era programmato a Bochnia nei pressi di Cracovia.

Accanto a questa nuova veemenza dell’UE di insistere sulla realizzazione dello Stato di diritto in tutti i suoi Stati membro, Draghi e Macron sembrano determinati a promuovere un ulteriore approfondimento dell’UE, anche al prezzo di istituzionalizzare la già esistente realtà delle “due velocità”.

La proposta di Letta circa la Confederazione europea potrebbe essere un’integrazione stabilizzante di questa prospettiva, e come tale fu recepita da Macron nella sua proposta di una Comunità politica europea. Certamente, tale approfondimento finalmente politico dell’UE può realizzarsi solo insieme agli altri due grandi valori dell’UE definiti nell’articolo 2 del Trattato (che integrando così quelli della dignità umana, della libertà e dell’uguaglianza), ossia appunto la democrazia e i diritti fondamentali. Essi furono ricordati anche dall’importante Risoluzione del Parlamento europeo del 7 ottobre 2020, che si è occupata di meccanismi efficaci per la loro realizzazione e quindi per un rafforzamento concreto dell’UE oltre la pandemia.

Ciò, però, non può non implicare un agire politico deciso per risolvere alcuni di quei problemi che segnano il centro delle incoerenze europee e impediscono che l’UE emerga come punto di riferimento in un nuovo quadro globale plurilaterale. Esso potrebbe consistere nell’affrontare l’immigrazione specialmente attraverso il Mediterraneo, nel formulare una voce efficace e credibile per i diritti umani nel mondo, e nel realizzare passi concreti verso un federalismo «pragmatico e ideale» sulla base dei principi dello Stato di diritto e della democrazia.

«Un’unione sempre più stretta è necessaria», dunque, e ciò ci ha ricordato anche il convegno dell’Osservatorio Germania-Italia-Europa il 12 maggio presso l’Università Lumsa, in collaborazione con la Fondazione Konrad Adenauer. Le registrazioni degli interventi che hanno approfondito i risultati di questo think tank dovrebbero essere presto disponibili.

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