Aldo Moro, il dominus della politica estera italiana
Cronaca politica, Opinioni

Aldo Moro, il dominus della politica estera italiana

di Donatello D’Andrea

Contiamo nel mondo e non tanto come potenza o potenza militare, ma come un Paese di grande tradizione e cultura e di straordinario sviluppo economico e sociale. E se l’Italia, superando talune interne debolezze ed incertezze, svilupperà ancora di più, secondo il suo genio, la sua capacità creativa, la politica estera del Paese conseguirà altri successi, significherà una presenza più incisiva, opererà con crescente influenza nella storia del mondo. Non tutto dunque dipende da chi immagina e realizza la politica internazionale dell’Italia, ma molto risulta da quel che il Paese è nel suo insieme.

Aldo Moro, discorso di replica alla Camera dei Deputati del 23 ottobre 1969.

Il 9 maggio 1978 lo statista di Maglie fu rinvenuto in una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani, a Roma, dopo ben 55 giorni in cui fu rinchiuso in una “prigione del popolo” delle Brigate Rosse situata in un appartamento della capitale. Condannato a morte dopo svariati e insufficienti tentativi di mediare con le istituzioni nazionali e il partito di Moro, la Democrazia Cristiana, lo statista fu giustiziato senza pietà alcuna.

Fu un duro colpo quello dell’assassino di Aldo Moro, uno dei più brillanti statisti internazionali della sua epoca, fine giurista e professore universitario di spessore. Fu uno degli artefici della politica estera italiana, un dominus, il quale riuscì a coniugare la vision della politica interna con la mission della cosa estera.

Le parole pronunciate nel 1969 alla Camera lo confermano, un uomo conscio delle debolezze e delle potenzialità della penisola italiana.

Nel 1971 da ministro degli Esteri delineò con particolare precisione l’approccio italiano verso l’estero vicino, una fine analisi strategica, condita della classica e infallibile retorica democristiana:

Essere convinti che il massimo interesse del nostro popolo è che la pace prevalga nel mondo, e particolarmente nel continente europeo e nel Mediterraneo, non vuole d’altronde dire che noi dobbiamo rinunciare alla difesa intelligente ed equilibrata dei nostri interessi. Vuol dire che dobbiamo farlo tenendo presente le condizioni dell’equilibrio mondiale e dell’equilibrio europeo. Se non le valutassimo esattamente, potremmo mancare al nostro primordiale dovere, che è di assicurare, per noi e per le generazioni future, la libertà e l’indipendenza del nostro Paese”.

Moro è stato un protagonista formidabile della politica italiana e ancor di più del ruolo di Roma in Europa, nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Era perfettamente in grado di comprendere il proprio tempo e quello che si apprestava a venire, molto diverso dal classico politicante ottocentesco, solito ragionale con schemi a somma zero – o come quelli odierni, incapaci di elaborare anche una semplice e coerente posizione su un singolo accadimento.

Lo smantellamento della sua politica estera e la totale inettitudine di stare al passo con i tempi dopo la fine della Guerra fredda, hanno inciso fortemente sull’influenza italiana nel mondo, ridimensionandola enormemente a favore di potenze giovani e agguerrite come la Turchia, che insidia Italia e Francia nel Mediterraneo.

In politica interna, comprese che il sistema italiano aveva bisogno di una rimodulazione e per questo motivo avvicinò il Partito Comunista Italiano – attraverso quella che prese il nome di strategia dell’attenzione. Compromesso e alternanza erano le parole chiave di quegli anni, grazie all’avvicinamento dei due più grandi partiti di massa che l’Italia aveva conosciuto.

A giudicare dal desolante panorama politico contemporaneo, ci si chiede che fine abbiano fatto la lungimiranza, la capacità di analisi,  la consapevolezza della posizione strategica dell’Italia nel Mediterraneo e in Europa e soprattutto l’originalità di pensiero, la quale ha caratterizzato i discorsi del politico pugliese. Gettando lo sguardo all’attuale situazione internazionale, la prima sensazione che si coglie è la scarsa considerazione di cui gode Roma nel quadro strategico e l’impossibilità di rappresentare il valido mediatore che era solito essere durante gli anni del neo-atlantismo.

La situazione odierna, però, non è soltanto che la tragica conseguenza di decenni di cattiva politica e incuria dell’interesse nazionale in politica estera. Tale riflusso ha radici lontane, una delle quali probabilmente fa riferimento alla scomparsa del suo dominus, Aldo Moro. A questo punto appare chiaro che l’omicidio dello statista da parte delle BR sia uno di quegli eventi capaci di segnare “un prima e un dopo” per qualcosa, in questo caso per la politica interna ed estera italiana.

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