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Politica nazionale

Claudio Signorile: “Il conflitto ucraino più pericoloso della Guerra fredda”

Per l’ex ministro socialista “sarà la fine della globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta, ma non esiste il ritorno alle istanze nazionali”

© AGF – Claudio Signorile

“Una situazione molto più pericolosa” della Guerra fredda, che si tradurrà nella fine della globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta. Claudio Signorile, 85 anni, ex ministro socialista ed ex vicesegretario del Psi, ha parlato all’AGI della guerra in Ucraina e delle conseguenze sull’assetto geopolitico mondiale.

“Abbiamo vissuto alcuni momenti drammatici, ma oggi è completamente diverso il contesto. Da una condizione bipolare siamo passati a una multipolarità, ci sono gli Stati Uniti e la Russia, ma anche la Cina e l’Unione europa. Questa situazione è molto più pericolosa, perché è senza idee, senza strategie e senza controllo. Durante la Guerra fredda c’era un quadro di riferimento e la parola d’ordine era conservarlo, non creare squilibri non controllabili. Ora siamo in mare aperto, non si capisce dove si vuole andare a finire”.

Vede una possibile via d’uscita?

“Tutta questa crisi è legata a una esigenza di ridisegno degli equilibri mondiali, che non sono solo economici, ma anche strategici e militari. Dunque sulla ricostruzione di questi equilibri si possono riaprire le trattative. La pace è il risultato di una serie di azioni, ma da quello che vedo nessuna trattativa finora ha avuto la serietà di questo obiettivo. Sono molto preoccupato per la mancanza di una capacità dirigente: quando c’era la Guerra fredda, il bipolarismo obbligava ad avere un obiettivo finale. Qui non mi pare che questa sia la strada.

E’ d’accordo con quanti propongono l’aumento delle spese militari?

“L’aumento in sé è una cosa ridicola, l’importante è l’integrazione della filiera delle armi all’interno di una stessa alleanza. Questo fa fare il salto di qualità, avere armi compatibili. Ci deve essere un’integrazione”.

Negli ultimi decenni, forse, ci si era illusi che il dualismo Usa-Russia fosse finito con il crollo del comunismo…

“Era una sciocchezza. Questo dualismo non era solo legato all’ideologia, ma anche agli interessi strategici, energetici, economici e militari. La Federazione Russa tende naturalmente a ripercorrere la strada del potere sovietico, ma sa di avere condizioni globali diverse. C’è stata una mediocre lettura dei processi storici, che non ha aperto a un rapporto organico tra Nato e Russia quando si poteva. La classe dirigente occidentale ha pensato di aver vinto la partita, ma partite di questo tipo non si vincono mai definitivamente”.

Una delle questioni più urgenti per l’Europa è abbandonare la dipendenza energetica con Mosca. Ci riuscirà?

“In una prospettiva di qualche anno l’Europa può sganciarsi dal gas e dalle importazioni di materie prime dalla Russia. Bisogna cominciare da subito, ci metteremo non meno di 3 anni per la parte che riguarda l’energia fossile, dovremo aiutarci anche con il nuovo nucleare. In ogni caso, questa guerra sarà la fine della globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta, ma non esiste il ritorno alle istanze nazionali. Ci sarà una trasformazione della globalizzazione in alleanze di blocco. L’Europa deve far parte dell’alleanza di blocco atlantica. Non è più globalizzazione, ma non è ritorno al nazionalismo”.AGI

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