Politica internazionale

Cgie riformato?

I Connazionali all’estero non hanno ancora la giusta valenza politica in Patria. Neppure sotto il profilo numerico. Eppure, nel maggio del 2014, quindi circa otto anni fa, avevamo comunicato notizia della sua ascesa numerica, e di rappresentatività, dei Connazionali all’estero nei confronti dell’Esecutivo nazionale.

Per rinfrescare la memoria, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), con DL 24/04/2014 (Art.19 bis), nella primavera del 2014, era stato ridimensionato. Il numero totale dei suoi membri portato a settantadue. Di cui ventinove di nomina governativa. Per i membri eletti all’estero, si era passati da sessantacinque a quarantatré; con un calo del 66%.

Poi, il C.G.I.E. non ha dato più segni d’originalità operativa. Eppure rappresenta un organismo elettivo di consulenza ministeriale. Solo il numero dei suoi Membri di nomina governativa è rimasto, numericamente, invariato. Per il passato, avevamo chiesto lumi al MAECI. Di risposte ufficiali non ne abbiamo mai avute. Ma neppure ufficiose.

Data il poco influenza del CGIE nelle decisioni governative che coinvolgono milioni d’italiani nel mondo, torniamo a chiederci se non sia appropriato “rivedere” le finalità del Consiglio con uno spirito politico più consono ai tempi. Ci auguriamo, che, entro l’anno, qualche politico assennato dimostri interesse al DIE (Dipartimento per gli Italiani all’Estero). Struttura di natura consultiva che avevamo già ipotizzato all’inizio del nuovo millennio. Attendiamo, di conseguenza, specifiche riflessioni proprio da parte  dei nostri Lettori dall’estero. Perché, almeno in questo caso, l’unione è forza politica.

Giorgio Brignola

redazione@progetto-radici.it

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