Politica nazionale

Povera Patria

di Romina G. Bottino

In questi ultimi venti anni nel nostro “bel Paese” è iniziato un processo di lenta ed inesorabile decadenza economica, sociale,demografica, ambientale e delle infrastrutture. Ironia della sorte  tutto questo è iniziato proprio con l’avvio di una nuove fase storica che a detta di alcuni illustri politici ci avrebbe permesso di lavorare di meno e guadagnare di più  portandoci tra i paesi più sviluppati della neonata Unione europea.

Ma in tutto questo periodo storico la politica, sia locale che nazionale si è allontanata sempre di più dai bisogni reali dei cittadini e del territorio, dimostrando la sua inadeguatezza, incapacità ed indifferenza. Spesso la politica nazionale si è giustificata e si giustifica dietro la formula fissa”lo chiede l’Europa, lo chiedono i mercati” e lo ripete  come un mantra che deve fare il “lavaggio del cervello” ai poveri cittadini oramai  sempre più sudditi di queste entità misteriose e lontane.

Quei partiti statalisti  e quei sindacati che un tempo lottavano per i diritti dei lavoratori sono diventati accesi capitalisti, sostenitori di quel globalismo e libero mercato senza regole che ha favorito solo la nascita e l’affermazione delle grandi multinazionali contro le piccole e medie industrie delle eccellenze italiane. Grazie alle volute incompetenze di questa politica abbiamo assistito alla delocalizzazione di tante aziende italiane con la conseguente perdita del lavoro per migliaia di cittadini, alla svendita del nostro patrimonio Statale agli amici degli amici o a gruppi stranieri, alla grave crisi demografica dovuta in buona parte alla crisi del lavoro.

Questo grave problema demografico ancora oggi viene volutamente sottovalutato dai nostri illustri politici: se non ci sarà a breve un adeguato ricambio generazionale la tanta prestigiosa e secolare italianità, da sempre celebrata e ricercata, scomparirà per far posto ad un miscuglio di etnie che nulla hanno da invidiare a paesi privi di identità storica come l’America!   Per far riprendere a crescere l’indice di natalità bisogna portare avanti politiche sociali che favoriscano l’accesso  al mondo del lavoro, nel più breve tempo possibile ai nostri giovani.  Bisogna fermare la “migrazione dei  cervelli”.

Questo sistema vergognoso fa si che ogni anno migliaia dei nostri  migliori giovani, formati in Italia, vadano a far ricerca e diano ricchezza ad altre nazioni, mentre l’Italia langue.

Alcune datate donne, sinistre e  poltronate, hanno proposto di risolvere il problema demografico italiano con  l’immigrazione sub sahariana e dei paesi islamici, senza porsi il problema che questo significa perdere la nostra identità storica e culturale, ma soprattutto che questo significa perdere il “genotipo” italiano formatosi nell’arco di millenni, con la sua creatività e originalità.

Bisogna  portare avanti una legislazione che favorisca la famiglia e la donna madre e che la incentivi economicamente, cosa che accade da tempo nei paesi del nord Europa e soprattutto  in  Francia, all’avanguardia per politiche familiari. Qui dal  secondo figlio la donna percepisce un assegno familiare mensile che raddoppia col terzo figlio fino ai 20 anni e può anche scegliere di stare a casa. E’ necessario superare vecchi pregiudizi che non vogliono riconoscere il valore e il ruolo fondamentale della donna che cresce i figli e fa la casalinga, concedendole un mensile.

Bisogna far andare in pensione prima e liberalizzare l’accesso a quelle facoltà universitarie ancora a numero chiuso come medicina; è inconcepibile e fuor di ogni logica costruttiva continuare a tenere chiuso l’accesso alla facoltà di medicina quando in Italia mancano circa 2.000 medici nei reparti di pronto soccorso e migliaia di pediatri, igienisti, cardiologi, ginecologi e chirurghi.

Almeno 1,5 milioni di italiani oggi è senza il proprio medico di famiglia.

La carenza di specialisti, dal 2025 rischia di pesare ancor più duramente sull’assistenza sanitaria ai cittadini. Secondo l’analisi di Carlo Palermo, la riduzione del personale potrebbe trascinare un ulteriore calo dei posti letto, fino a 40.000 in meno, portando il rapporto al di sotto del 2,5 per mille abitanti. Cosa che collocherebbe l’Italia all’ultimo posto in Europa!

Sta venendo meno il diritto alla salute cosi tanto propugnato dalla nostra costituzione : ancora una volta gli italiani sono vittime di questo immobilismo e opportunismo politico!

Altro nodo cruciale la mancanza di investimenti adeguati per l’ambiente e le infrastrutture che sta portando alla perdita di tante bellezze paesaggistiche, ad un  aumento del dissesto idrogeologico e al crollo di opere in cemento armato che non  hanno subito manutenzioni strutturali. Si sono fatte riforme politiche inique che hanno compromesso l’operatività e l’autonomia delle guardie forestali. Il territorio è abbandonato a se stesso da anni: non si puliscono gli argini dei fiumi, dei torrenti che addirittura a volte sono stati tombati e vi si è costruito  sopra.

Quando poi accadono disastri come alluvioni e altro si è presa l’abitudine di parlare di cambiamenti climatici e non di responsabilità dell’uomo!  Migliaia di chilometri di costa sono state abbandonate all’erosione.

Il territorio montano è poco curato.

E’ stata eliminata la figura del cantoniere che  significava non soltanto lavoro, ma anche pulizia delle vie provinciali e controllo del territorio. Sono state cosi dismesse le migliaia di case cantoniere, un enorme patrimonio immobiliare delle provincie, che nel giro di pochi anni sono diventate cadenti .

La grave crisi di questi ultimi anni e il covid hanno accentuato il processo di deindustrializzazione e l’abbandono di tante strutture pubbliche e private. Innumerevoli palazzi storici, testimonianza di età culturalmente ricche, di vite, di emozioni artistiche si lasciano andare in rovina per la mancanza di fondi, per le troppe tasse, per il disinteresse delle amministrazioni locali e nazionali.

Abbiamo ereditato un patrimonio ambientale e culturale unico al mondo che sta andando in malora per l’incompetenza, la corruzione e il menefreghismo di una classe dirigente di quarto ordine, indipendentemente dal colore politico, che ha svenduto le aziende pubbliche e pretende di mantenere un apparato statale come quello italiano solo con le tasse pagate dai cittadini!

Ritornano alla mente i versi della canzone di Battiato”povera patria”,  nella quale il musicista siciliano denuncia la corruttela e l’indifferenza politica verso i reali bisogni del Paese, la perdita della speranza.

Forse la rinascita e la riscossa nazionale può venire solo dal basso, dalla presa di coscienza, dalla capacità di scuotersi da questo torpore fisico  e mentale che attanaglia gli italiani, dal coraggio di riprendere in mano la propria vita e il proprio futuro.

Il futuro dipende da ciò che si fa oggi.
(Mahatma Gandhi)

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